STORIE E RACCONTI DI ARMONICHE A BOCCA

LA SINFONIA DEL CUORE (di Sabrina Tirrito)

Ero appena arrivata a Londra quando ti vidi per la prima volta. Due perfetti sconosciuti che aspettavano la metro. Spostai un ciocca di capelli all'indietro per indossare gli auricolari. Non mi piaceva stare fra la folla e la musica mi permetteva di evadere. Esploravo un'altra dimensione viaggiando sui sentieri tracciati dalle melodie ma qualcosa mi riportò alla realtà. Era il tuo sguardo posato su di me. I miei occhi incontrarono i tuoi ed il tempo si fermò. Eri lì, ti avevo trovato e nemmeno ti stavo cercando. In un istante capii che ti avrei amato per sempre. Non sapevo che “per sempre” avrebbe significato viverti per soli sette anni, poco più di duemila giorni.

Sono trascorsi tre anni dal tuo funerale e tutti mi ripetono che devo voltare pagina e andare avanti. Ho messo via le tue cose, ho tolto i tuoi vestiti dall'armadio ed ora quel che mi resta di te è solo l'armonica. La portavi sempre con te, nel taschino della giacca. Al nostro terzo appuntamento mi hai rivelato di come quel piccolo strumento ti aveva salvato, ti aveva cambiato la vita. L'avevi ricevuta in dono dalla tutrice dell'orfanotrofio quando avevi solo sei anni. Mi hai raccontato che dopo la scomparsa dei tuoi genitori non hai parlato con nessuno per molto tempo e che te ne stavi sempre da solo. Tutti ti dicevano di capire il tuo dolore ma non era così, non sapevano, non potevano, e quando ti regalarono l'armonica a bocca avevi finalmente un modo per esprimere le tue emozioni. Una via d'uscita.

Ti esercitasti tanto da rimanere senza fiato. Mi dicesti che alcuni giorni avevi i crampi alla mano e le labbra viola per tutte le ore trascorse a suonare eppure ti faceva stare bene. Ti bastava sentire quel sapore di metallo sulle labbra per stare meglio ed io non riuscivo a credere che un oggetto così piccolo avesse potuto fare tanto.

Mi ricordo che la tiravi fuori nei momenti meno opportuni. L'hai suonata per me durante un pic-nic al parco sotto gli occhi divertiti dei passanti e anche nella sala d'attesa del veterinario quando il nostro cagnolino era sul tavolo operatorio. Quella volta c'eri riuscito, ascoltarti suonare mi aveva tranquillizzata ma forse, in fondo in fondo, era stato tutto merito di quell'armonica e delle sue melodie. Prima di conoscerti mi rifugiavo fra le note ogni volta che ero triste ma per sette brevi anni il mio rifugio eri diventato tu. A volte mi tenevi così stretta che il tuo respiro diventava il mio, e con la testa poggiata sul tuo petto ascoltavo in silenzio la sinfonia del tuo cuore battere per me.

Adesso sento che sto andando alla deriva. Mi manchi ogni giorno, ogni secondo, e l'unica cosa a cui riesco ad aggrapparmi per non naufragare del tutto è questo piccolo strumento. La afferro, spero che sia capace di assorbire il mio dolore e di plasmarlo in una melodia come sapevi fare tu. La notte quando piango la bacio cercando il sapore delle tue labbra su di essa, poi la stringo forte fra le mani, sperando che quest'armonica a bocca aiuti anche a me.

Due innamorati sulla metro