STORIE E RACCONTI DI ARMONICHE A BOCCA

COUNTRY PADANIA

Ascolta il racconto letto e interpretato da Damy.

“No caro, il Country non è solo americano…”

Se mio zio Gianni fosse ancora vivo te lo racconterebbe con quel suo modo di parlare ignorante ma sincero e amabile. Mio zio era un grande. A dirla tutta non era mio zio ma in famiglia lo chiamavano tutti zio. Era anziano e dicevo, era un grande. Non di aspetto, forse sarà stato alto un metro e sessanta ma era in gamba e lo si vedeva dagli occhi che gli luccicavano quando ti raccontava le sue storie.

Aveva messo assieme sì e no cinque anni di scuola però di cose ne sapeva e aveva vissuto quasi tutto: infanzia povera, genitori spariti presto, e naturalmente non si era fatto mancare nemmeno la guerra. Lui sì, sai quante volte mia nonna lo sfotteva :”Va in piazza a chiacchierare la domenica seduto fuori dal bar e lo ascoltano nemmeno fosse il Padreterno, poi viene a casa e non ha più voglia di sentire nessuno”. Mia nonna quando ci si metteva era abbastanza fastidiosa, puntigliosa al punto tale che lo zio Gianni quando ce l’aveva nei paraggi si fingeva silenzioso. Era un modo per proteggersi, una sorta di tanatosi, quella tattica che alcuni animali adottano per fingersi morti e non farsi mangiare dai predatori.

Lui quando non si spaccava la schiena con le vacche e le balle di fieno, prendeva il suo trattore e arrivava in piazza sfilando come i carri nelle domeniche di festa. Nel Basso Lodigiano a quei tempi i vecchi come lui si riunivano seduti al sole, fuori dall’unico bar del paese degno di quel nome con un bicchiere di vino e le carte da briscola. C’era qualcosa che accomunava il vissuto di quei pezzetti di cartone con gli uomini che le lanciavano adesso ridendo e adesso sbraitando contro il compagno di coppia al primo carico non guadagnato. Le carte consumate dalle dita, le vite dal lavoro e dalla fatica, ma anche vissute intensamente, perché la semplicità di allora lasciava un sacco di spazio per le cose buone.

Quando lo zio andava al bar non giocava a briscola, preferiva chiacchierare e fumarsi il sigaro toscano. Fumava lui e faceva respirare il suo fumo passivo a chi gli stava seduto di fronte e non solo: la maggior parte del suo alito intenso di tabacco bruciato se lo prendeva la sua armonica tremolo Bravi Alpini. La sua era un modello particolare, molto grande e dal suono intonato. Gliel’aveva regalata diversi anni prima uno che aveva una piccola tenuta vinicola. Lui gli aveva portato una bestia da carne e mentre bevevano un bicchiere per suggellare l’affare aveva visto quello strumento. Se n’era innamorato subito anche se non sapesse nemmeno cosa fosse. Il vinaio gliela regalò, dicendo che ne aveva altre due e che tanto non le suonava mai. Gianni cominciò a suonarla e prese anche alcune lezioni da un maestro di musica che capitava in paese una volta alla settimana a contrattare frutta e latticini. A quei tempi non si poteva certo vivere di musica e almeno in questo la storia merita il riconoscimento di essere coerente.

Quando a furia di praticare mio zio Gianni divenne abbastanza bravo con l’armonica cominciò a suonare in piazza la domenica, a volte da solo e a volte accompagnato dal Costantino, il padrone del bar che strimpellava la chitarra, e spesso si aggiungeva un ragazzotto che stava imparando il violino. La gente usciva dalla messa e si riuniva ad ascoltare. Alcuni ballavano quando mio zio e gli altri attaccavano a suonare i brani popolari, i soliti quattro o cinque che poi in fondo erano quelli che piacevano. I canti che raccontavano storie di gente che andava nei campi, di arrotini che giravano gridando il loro servizio, di gambe immerse nelle risaie o di massaie che solamente zappavano, lavavano, cucinavano, badavano ai figli, al marito e gestivano pure il denaro in casa. Come mia nonna.

Questo era il Country italiano, senza cavalli e senza stivali a punta, a seimila chilometri di distanza dal sud degli Stati Uniti ma con lo stesso amore per la terra. Poche bistecche e nessun hamburger, piuttosto polenta ai formaggi, risotto con salsiccia e raspadura, trippa. A proposito, mio zio odiava la trippa.

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Un vecchio che suona l'armonica
Un vecchio trattore
Un antico rustico di campagna